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Archeologia e Musei
Nell’isola di Sardegna sono rimaste tracce indelebili della presenza umana sin dalla lontanissima Era Arcaica.
Questa antichissima terra di origine vulcanica mostra tuttora con fierezza i segni del passaggio delle diverse civiltà che l’hanno abitata. Possiamo definire questa terra come un museo a cielo aperto. Numerosi gli oggetti tramandati da tempi remoti, arnesi in pietra, osso, legno e ferro; anfore, ceramiche, bronzetti, ori, oggetti preziosi, che oggi possiamo ammirare esposti nei vari musei dell’isola.
Domus de Janas, Menhir, Dolmen, Tombe dei Giganti, maestosi Nuraghi, singoli o ad interi villaggi dominano il territorio, porti fenici, ponti romani, anfiteatri,  templi, cattedrali, chiese campestri, imponenti ville e castelli, torri costiere, impreziosiscono i paesaggi. Miniere di piombo, zinco, argento e carbone, incastonate nella vegetazione, si integrano perfettamente nell’ ambiente. Un tuffo quotidiano nel passato per non dimenticare le origini e i nostri antenati.

Musei a Cagliari:
Museo Archeologico Nazionale,  Cittadella dei Musei,  piazza Arsenale, 8;
Museo Etnografico, Cittadella dei Musei,  piazza Arsenale, 8;
Museo Sardo di Antropologia ed Etnografia,  dipartimento di Biologia Sperimentale,
via G. T. Porcell, 2;
Museo d’ Arte Orientale "S. Cardu", Cittadella dei Musei, p.zza Arsenale, 8 ;
Museo di Bonaria,  Santuario di Nostra Signora di Bonaria ;
Museo di Mineralogia,  Dipartimento di Scienze della Terra, via Trentino, 51 ;
Pinacoteca Nazionale,  Cittadella dei Musei, p.zza Arsenale, 8 ;
Raccolta Cere Anatomiche  "C. Susini", Cittadella dei Musei, p.zza Arsenale, 8 ;
Galleria Comunale d’Arte, giardini pubblici, viale regina Elena ;
Collezione Sarda  "L. Piloni",  Via Università, 34 ;
Museo Capitolare,  Cattedrale, p.zza Palazzo ;

Carbonia
Parco archeologico di Monte Sirai
Situato in una collina con splendida vista su tutta la vallata di Carbonia, il sito è risalente al  neolitico, ma di insediamento fenicio-punico. La  più importante acropoli è il Tempio di Ashtart, fondata dai fenici. Dell’epoca fenicio-punica è anche la necropoli, scavata nella roccia e contenente  13 tombe, appartenenti ciascuna a diverse famiglie. Nella valle della necropoli sorge il Tophet: luogo sacro di sepoltura dei bambini morti in modo prematuro, nel santuario sono presenti ancora le urne cinerarie contenenti i resti dei bambini cremati. Nell’area dell’ingresso sono presenti tracce dei pavimenti di capanne risalenti al terzo millennio. Il parco archeologico è aperto al pubblico attraverso visite guidate e vi si svolgono manifestazioni estive con spettacoli teatrali e lirici.
Museo Archeologico di Villa Sulcis 
Il museo ha sede nella villa ex residenza del direttore delle miniere carbonifere, immersa in un bel parco, costruita alla fine degli anni trenta.
Ricchissima la collezione dei reperti esposti provenienti dai numerosi siti, risalenti a tutti i periodi storici del Sulcis. Nel museo sono conservati anche tutti i reperti di Monte Sirai.
Museo Paleontologico e Speleologico " E. A. Martel" 
Nel museo si trovano numerosi reperti fossili, unici in Sardegna, del Paleozoico, del Mesozoico, del Terziario e del Quaternario.
Il museo è aperto al pubblico tutti i giorni, visitabile attraverso guide esperte.
Necropoli ipogea di Cannas di Sotto
La necropoli è situata al centro della città, nelle Domus de Janas sono visibili almeno 18 tombe, in una delle quali sono stati rinvenuti elementi del corredo funerario e ornamenti risalenti alla fine del Neolitico e l’inizio dell’età del metallo.
Miniera di Serbariu
Era una delle più importanti attività estrattive del Sulcis, situata al centro della città di Carbonia. La miniera è composta da due pozzi estrattivi, da laviere, fornerie, uffici, infermerie, sala compressori, etc. Attualmente la miniera è stata restaurata e ospita il Centro Italiano della cultura del carbone. All’ingresso del Museo, lungo un’ampia parete viene ricostruita la storia della città di Carbonia. Nella sala espositiva si possono ammirare gli oggetti, gli utensili e gli attrezzi d’uso dei minatori, i documenti che testimoniano gli aspetti della vita quotidiana dei lavoratori che hanno dedicato la loro vita alla miniera. Si può visitare la galleria sotterranea, dove sono stati ricostruiti gli ambienti del sottosuolo, nei quali i minatori estraevano il carbone, il grande magazzino dei materiali ospita il Centro di ricerche per lo sviluppo di tecnologie per l’energia pulita.

Nuxis
Pozzo sacro di Tattinu

Il pozzo sacro è situato in un villaggio di capanne, ed è costituito da una scala di  una trentina di gradini e da un vano d’acqua di forma rettangolare, particolare che lo differenzia dagli altri pozzi sacri della Sardegna. Sul fondo dove ristagna sempre dell’acqua, è depositato un grande masso posto al centro. Nel pozzo sono state rinvenute diverse ceramiche, vasi, scodelle, ciotole  e altri oggetti databili al Bronzo finale.
Chiesetta di Sant’Elia  
La chiesa di Sant’Elia, situata nella zona di Tattinu, e risalente al periodo bizantino, piccola ed armoniosa, presenta una pianta a croce greca con cupola ogivale, l’ingresso centrale  si apre nella semplice facciata con campanile a vela, l’interno è molto sobrio tipico delle chiese campestri. E’ sicuramente uno degli edifici sacri paleocristiani più interessanti della Sardegna.

Narcao
Tempio punico Terraseo
Questo tempio risale al IV secolo a. C., dedicato al culto agrario, presenta parti originarie di tipo punico e rifacimenti di tipo romano. Il tempio è diviso in due ambienti, un pozzo sacro e un sacello rettangolare, all’interno di una delle stanze è stato trovato un altare, vicino al quale sono state rinvenute statuette di terracotta e brucia-profumi.
Miniera di Is Rosas
La miniera fu scoperta nel 1832 e prende il nome dal monte Rosas, così chiamato per via della rosasite, un minerale di colore rosa presente nel terreno. Il giacimento si sviluppa in un area metamorfica tra calcari e scisti, nella miniera venivano estratti diversi materiali e venne sfruttata in modo interessante sino agli anni Settanta, quando gran parte degli operai furono trasferiti al nuovo polo industriale di Portovesme.

Perdaxius
Chiesa di San Leonardo
Il monumento sorge tra ulivi secolari, risale al XVII secolo, all’interno della chiesa sono presenti pitture di epoca spagnola, una statua lignea e alcune reliquie appartenenti al Santo, la facciata esterna è molto semplice, presenta un campanile a vela.

San Giovanni Suergiu
Necropoli di Locci Santus
La necropoli è scavata nella trachite e domina tutta la vallata verso Sant’Antioco. Il  sito comprende un nuraghe e attualmente 13 tombe, ma non si esclude che la folta vegetazione ne nasconda delle altre. Le Domus sono pluricellulari, molto semplici e senza decorazioni. Nella necropoli sono state rinvenute numerose ceramiche (2.000/1.550 a. C.), e un idoletto in tufo trachitico.

Gonnesa

Villaggio nuragico di Seruci
Il villaggio nuragico si estende su circa due ettari, ed è il più importante del Sulcis. Il villaggio è costituito da un grande nuraghe contornato da cinque torri e da un bastione, da più di cento capanne di forma circolare e da  tre tombe dei giganti. Le capanne formano degli agglomerati divisi da strette stradine che conduncono tutte ad una piazza centrale, dove probabilmente sorgeva l’abitazione del capo famiglia. Il villaggio rappresenta in modo significativo gli ambienti e lo stile quotidiano di un tempo.
Villaggio minerario Normann
Il villaggio è situato sul costone del monte S. Giovanni, con alle spalle alte  pareti bianche di falesia, con lo sguardo rivolto al golfo di Gonnesa. Il paese, molto suggestivo, è immerso nel bosco è costruito nello stile tipico minerario ed è tuttora abitato.
Miniera di Seddas Moddizzis
A breve distanza da Gonnesa, venne costituita nel 1868 dalla società di Seddas Moddizzis, era una miniera di estrazione di calamina, ancora oggi è possibile ammirare gli edifici produttivi della miniera e il grazioso villaggio in stile ottocentesco, costruito dall’imprenditore minerario Giorgio Asproni. L’imprenditore visse e lavorò nella miniera fino alla sua morte. La miniera andò con il tempo in  degrado, fine all’abbandono e alla chiusura definitiva.  

Domusnovas

Nuraghe “ S’Omu de S’Orcu”
Uno dei più grandi dell’isola nel suo genere, con una torre centrale inserita in un bastione a più torri. L’ingresso rivolto a sud introduce ad un cortile dove si lavorava il metallo, la fortezza ha una forma ellittica e al suo interno una scala che porta al piano superiore. Inserito in un territorio ricco di sorgenti, in prossimità del Monte Acqua. Il nuraghe al momento è ancora in stato di abbandono.
Esposizione etnografica Sotgiu   
L’esposizione è allestita in un vecchio furriadroxiu, costruito nella metà del secolo, in pietra e ladiri, dove sono esposti oltre 800 oggetti che documentano le tradizioni agro-pastorali di Domusnovas.
E’ costituito da “sa domixedda”, dalla corte e da “sa lolla”, si possono appezzare tutti gli attrezzi degli antichi mestieri, i recipienti per il trasporto del latte, il telaio e gli attrezzi del fabbro.

Villaperuccio
Necropoli di Montessu
Situato in una fertile pianura ai piedi di una vasta collina, il sito risale a circa 5000 anni fa,  Montessu è la più imponente necropoli di “domus de janas (case delle fate o delle streghe secondo la tradizione popolare) della Sardegna meridionale. Le tombe, circa quaranta, sono scavate in orizzontale e di diverse tipologie, le più semplici hanno una camera circolare e una bassa volta, le altre sono costituite da una  camera maggiore circondata da più nicchie sopraelevate. Tra le tante, due si distinguono per la loro grandezza e forma, considerate tombe-santuario, dette “Sa Cresiedda” e “Sa Grutta de Is Procus”.
Menhir di Terrazzu
A ovest  della Necropoli di Montessu sono presenti anche diversi menhir, il più importante è quello di Terrazzu, alto circa cinque metri, il monolite è rivolto a sud-est e si presenta con una sezione trapezoidale con  gli angoli arrotondati.

Piscinas
Villa Salazar

Costruita nel XIX secolo dal progettista minerario Giorgo Asproni, la villa è immersa in un bellissimo giardino di piante secolari, fino al 2002 era di proprietà degli eredi Salazar e abbandonata a se stessa, in seguito a lunghe trattative è stata acquistata dal comune. Oggi è in fase di recupero e verrà utilizzata come centro culturale.

Santadi
Fortezza fenicio punica di Pani Loriga

Situata sulle colline all’ingresso del paese. Questo sito è composto da un’acropoli e da una necropoli con il tophet e il santuario. Tutta l’acropoli si trova all’interno di una cinta di mura, le tombe sono circa 150 e sono di due tipologie, quelle fenicie a fossa e quelle puniche a camera con accesso a gradini. Il sito è in fase di recupero essendo ormai coperto dalla vegetazione.
Museo Archeologico Comunale   
I reperti sono frutto degli scavi effettuati nel Sulcis e prevalentemente nel territorio di Santadi. Particolarmente significative le ceramiche provenienti dalla zona di Cirixi. Sono esposti inoltre  bronzi, ceramiche e altri oggetti molto significativi provenienti dai paesi di Sant’Anna Arresi, Villaperuccio e Masainas.
Casa Museo  "Sa Domu Antiga"   
Il museo si trova al centro del paese in un edificio costruito all’inizio del Novecento. Nello stabile sono stati ricreati: la sala da pranzo, la cucina, la camera da letto e l’anticamera con tutti gli utensili e gli arredi di una volta, si possono osservare i materiali per la tessitura, la lavorazione del lino. Nel cortile esterno si trovano gli arnesi e gli spazi destinati all’allevamento degli animali, gli attrezzi per la panificazione e vinificazione, sempre all’esterno si trova il classico pozzo da cui si attingeva l’acqua per le attività e la pulizia quotidiana.
Importante visitarlo  per approfondire la conoscenza delle tradizioni e delle attività  quotidiane.

S. Antioco
Nuraghe S’Ega de Marteddu

Il nuraghe situato su una collina nelle vicinanze della spiaggia di Maladroxia, è costituito da una torre centrale circondata da un muraglione sul quale si accorpano alcune torri più piccole, il nuraghe ha la copertura a tholos ancora integra ed è accessibile attraverso una piccola stradina.
Complesso nuragico di Grutti Acqua
Ad alcuni chilometri da Sant’Antioco vicino alla torre Cannai troviamo il complesso nuragico di Grutti Acqua. Il villaggio è situato alla base di una collina dove si erge il nuraghe più grande. Dirigendosi verso nord-ovest si trova la Tomba dei Giganti di Su Nidu e Su Crobu, costruita utilizzando massi di roccia vulcanica, sopra una piattaforma in pietra. Nella tomba furono ritrovati molti reperti risalenti alla fine del XV secolo. 
Catacombe
Sotto la Basilica di Sant’Antioco Martire, si trovano delle catacombe uniche in Sardegna. Di epoca punica realizzate a partire del II-IV secolo, secondo la tradizione vi si rifugiò Sant’Antioco, originario e fuggitivo della Mauritania e vi morì nel 127 d. C. 
Villaggio ipogeo
Suggestivo villaggio costituito da tombe ipogee e tombe puniche scavate nella roccia, databili tra la fine del VI e la fine del III secolo a. C. Le tombe sono costituite da due parti, il corridoio e il dromos, formato da una scala  e da un pianerottolo, e la camera sepolcrale. Le tombe sono state    riutilizzate poi come abitazioni dalle classi più povere del paese sino al 1950. All’interno  sono stati ritrovati corredi funerari, gioielli d’oro ed amuleti in pasta vitrea.

Nuraghe Sa Feminedda

Avvicinandosi in località Cannai ci immettiamo nella zona  dei nuraghi, tra cui nuraghe Sa Feminedda, accessibile attraverso una bella stradina in pietra. Il bellissimo nuraghe è ancora intatto anche se coperto dalla vegetazione.
Tophet
Il tophet di Sant’Antioco si trova su una collina trachitica denominata "sa guardia de is pingiadas", luogo sacro di sepoltura dei bambini morti in modo prematuro, utilizzato dai Fenici a partire dall’VIII sec. a.C., nell’area sono state ritrovate più di 3000 urne cinerarie contenenti resti di bambini e di animali cremati, a queste urne sono associate stele di pietra che testimoniano il sacrificio alle divinità.
Museo Etnografico " Su Magasinu de Su Binu "   
Il museo è situato vicino all’area archeologica dei tophet in un ampio magazzino del XVIII secolo. Nell’edificio sono raccolti ed esposti gli oggetti che testimoniano i costumi e gli usi di un tempo, gli strumenti utili alla lavorazione del pane, del formaggio, per la coltivazione dei campi, della vite, della vinificazione, gli attrezzi del falegname, del fabbro, nel cortile sono inoltre presenti i carretti sardi per l’asino e per il cavallo ed un carro a buoi.
Molto importante anche la lavorazione del bisso, ricavato da un mollusco (Pinna Nobilis), che solo dopo accurati trattamenti di lavaggio e filatura diventava un prezioso filo da cui si realizzavano  tessuti o ricami usati per impreziosire le vesti dei grandi signori.
Museo Archeologico
Il museo si trova vicinissimo all’area tophet, espone numerosi reperti archeologici provenienti dall’area del Sulcis. Ricchissima di ceramiche, brocche, oggetti d’uso comune, corredi funerari punici e romani, piatti, coppe, tazze, anfore e lucerne. Moltissimi i gioielli, le collane, gli orecchini, gli anelli, tra cui un anello aureo del IV secolo a. C., amuleti in osso, metallo, pietra, pasta vitrea. Di grande interesse la tomba punica di via Belvedere, una delle più antiche rinvenute a Sant’ Antioco e le riproduzioni di navi da guerra e da trasporto puniche e fenicie.
Menhir
Nell’istmo che da Santa Caterina porta a Sant’Antioco si possono scorgere i due menhir denominati “su para e sa mongia”. I menhir legati al culto della fertilità della terra, sono in pietra trachitica, sono alti rispettivamente tre e due metri e sono distanti circa sei metri l’uno dall’altro  si collocano tra il Neolitico e l’Eneolitico. La leggenda racconta di due innamorati  che colpevoli di una relazione proibita, sarebbero stati pietrificati dall’ira divina.

Calasetta
Museo d’arte contemporanea
Il museo  nasce nel 1996, si sviluppa su circa 600 mq e su due livelli, nasce dalla necessità di migliorare il rapporto tra l’uomo e la cultura.  La prima sala contiene la collezione riguardante l’arte costruttivista, mentre l’altra contiene opere di arte astratta.  Le collezioni presentano opere riguardanti artisti italiani conosciuti in tutto il mondo come: P. Dorazio, L.Fontana, G. Caporossi. Artisti stranieri quali: A. Nemours, M. Seuphor, J. Leppien. E tanti altri ancora.

Iglesias
Museo Etnografico della civiltà agro-pastorale e dell’artigianato 
Il museo si trova nel centro storico di Iglesias e offre un prezioso viaggio nella memoria, uno spazio dedicato ai lavori femminili, alla tessitura, all’arte dolciaria, alla lavorazione del torrone.  Ricco di attrezzi artigianali usati per la lavorazione del pane e del vino, vi troviamo gli attrezzi del fabbro, del calzolaio, del falegname e altri arnesi ormai in disuso: botti, torchi, falci, aratri, e uno splendido carro  a buoi in ottime condizioni.
Museo dell’arte mineraria   
Il museo è situato in un caseggiato risalente ai primi del novecento. Durante il percorso si possono ammirare collezioni petrografiche, paleontologiche e mineralogiche, il museo espone una delle più complete collezioni di minerali dell’isola. Sono esposte le macchine utilizzate per gli scavi e per le perforazioni, gli esplosivi e le attrezzature per il trasporto del materiale. Si possono ammirare inoltre vecchie fotografie, disegni dell’epoca, modellini e plastici. I sotterranei dell’edificio vennero usati nel periodo della seconda guerra mondiale, come rifugio antiaereo e come infermeria collegata direttamente con il vecchio ospedale di Santa Barbara. Di grande importanza storica e culturale porta alla conoscenza dell’enorme patrimonio creato in oltre duecento anni di storia mineraria.
Collezione archeologica  "Pistis-Corsi" 
La collezione fu donata dalla vedova Corsi, figlia del regio ispettore onorario (nominato da Vittorio Emanuele III ), Salvatore Pistis, si possono ammirare 139 pezzi provenienti dall’area del Sulcis- Iglesiente, reperti preistorici, fenici, punici, romani: statuine di terracotta, vasi, lucerne, pesi da telaio, antiche monete, medaglie e altri materiali medioevali.
Miniera di Monteponi
Monteponi   è stata sicuramente una delle maggiori miniere  della Sardegna, documenti attestano dell’attività estrattiva sin dal 1300, quando la miniera prendeva il nome di Monte Paone, vi si
estraeva in principio argento, blenda, calamina e galena. La miniera rimase attiva sino agli anni settanta.
Galleria Villamarina e palazzo Bellavista
Gli scavi della galleria iniziarono nel 1852, intitolata al vicerè del Regno di Sardegna Marchese di Villamarina. Essa incontra due pozzi, i più importanti della Miniera di Monteponi: il Pozzo  Sella e il pozzo Vittorio Emanuele, il pozzo Sella, dedicato al parlamentare Quintino Sella, destinato ad ospitare le grandi pompe a vapore utilizzate per l’eduzione delle acque sotterranee presenti nelle miniere. Il pozzo Vittorio Emanuele, scavato nel 1863 e adibito al trasporto del minerale estratto alle gallerie. Di notevole bellezza è il palazzo Bellavista costruito nel 1865, l’edificio ospitava gli uffici e l’abitazione del direttore della Società di Monteponi, intorno un ampio giardino con piante secolari e un piccolo parco. Attualmente lo stabile ospita, come sede distaccata dell’Università di Cagliari, la facoltà di "Scienze dei Materiali" e di "Informatica".
Miniere di Nebida e Masua
Il siti risalgono a tempi lontani probabilmente ai primi del 1600, grazie alla ricca presenza di argento. Alla fine del 1800 fu costruita la laveria La Marmora, dove il materiale veniva pulito dal materiale inerte.  L’attività estrattiva fu molto intensa, più di mille persone erano impegnate nel sito minerario. Nel 1924 fu costruito Porto Flavia (così chiamata in onore della primogenita del suo progettista), una galleria di carico e scarico merci con imbocco a strapiombo sul mare, le merci venivano caricate attraverso un braccio mobile direttamente nella stiva delle navi di carico che si occupavano di trasportare il materiale all’isola di Carloforte. Dove successivamente veniva caricato su dei piroscafi che lo portavano alle fonderie europee.
Museo delle macchine minerarie
Il museo situato in località Masua documenta il lavoro dei minatori attraverso l’utilizzo di strumenti di scavo semplici e i mezzi più avanzati usati in seguito all’industrializzazione, oltre 70 macchine e varie attrezzature per i lavori minerari testimoniano silenziose anni di duro lavoro e di sfruttamento del sottosuolo.  

Fluminimaggiore
Tempio  di Anthas
La valle di Anthas fu abitata fin dal periodo nuragico, successivamente dai punici e dai romani, il tempio è inserito in un ambiente naturale incontaminato. Del tempio punico dedicato al Dio Sid Addir Babai, rimangono poche tracce. Il tempio romano dedicato al Sardus Pater, divinità che ha dato il nome al popolo dei sardi, fu  costruito sulle rovine di quello punico. Si  presenta con quattro colonne frontali e due laterali, alte circa otto metri, sormontate da capitelli in stile ionico. Tutto il pavimento è impreziosito da un bel mosaico a tessere bianche a con al centro un disegno con tessere di un bel colore turchese. Tra i vari ritrovamenti di particolare interesse: doni votivi come statue in bronzo, oltre mille monete e lance in ferro.
Museo Antico mulino idraulico Licheri 
Il museo si trova al centro del paese. Il mulino  è reso funzionante dall’acqua che scorre del Rio Mannu, produceva  e può produrre ancora della farina integrale. Sono esposti i manufatti ritrovati nel vecchio mulino, nel Monte Granitico e parte di essi sono stati donati dagli abitanti del luogo. Nella varie sale sono esposti gli attrezzi da lavoro dei contadini, degli artigiani di un tempo e dei pastori. Visitandolo si può ancora vedere come si macinava il grano, sfruttando le forze della natura, gli antichi strumenti per la misurazione dei liquidi in legno, sughero e ferro, gli arnesi del fabbro, del falegname, del calzolaio, gli utensili per la tessitura, per la preparazione del pane, alcuni pezzi del corredo delle donne.
Villaggio minerario di Arenas
La miniera è situata al confine fra Fluminimaggiore e Domusnovas, presenta notevoli pregi di architettura mineraria, composta da una decina di stabili residenziali, da un ex albergo, case di operai, da fabbricati adibiti a laviera e da una chiesa.
Miniera di Su Zufuru e di Guturu Pala
La miniera è situata  a circa due chilometri dal centro abitato e interessa un’area di circa tre ettari, la struttura è stata abbandonata per oltre un decennio, ristrutturata poi per poter essere visitabile. La miniera di Guturu Pala poco distane da quella di Su Zufuru è composta da diversi stabili adibiti sia ad uso residenziale che a laviere.

Giba
Nuraghe Meurra

Al confine con Tratalias si sviluppa un vasto complesso nuragico e diverse tombe di Giganti, in parte distrutte dai lavori per la costruzione della vecchia ferrovia e in seguito dai lavori per la distribuzione dell’acqua ai campi da coltivare. Il complesso nuragico è molto interessante ma in completo stato di abbandono.
Villa e terme romane
Nei pressi del Rio Piscinas si trovano i resti di una bellissima villa d’epoca romana con adiacenti i resti di numerose terme. Purtroppo non sono mai state recuperate e sono in rovina.

Chiesa di Santa Maria di Palmas e di Santa Marta

Situata in periferia la chiesa di Santa Maria di Palmas fu costruita intorno all’anno mille, con grossi massi di  pietra arenaria. Nella chiesa nel 1.122, vi si rifugiò il vescovo di SAnt’Antioco, perché dovette abbandonare la città occupata dai pirati musulmani, fino al 1.213 quando fu costruita la chiesa di Santa Maria Monserrato a Tratalias. Nelle  campagne di Villarios si trova la chiesetta dedicata a Santa Marta risalente all’XV secolo. Essa si presenta con semplice facciata liscia ed è rivolta verso la bellissima pianura  del golfo di Porto Botte.

Tratalias
Cattedrale di Santa Maria
Situata nel vecchio borgo medioevale Costruita nel 1213 è una delle più belle chiese del periodo romano-pisano, presenta una semplice facciata con una cornice ad archetti, pensili un portone d’ingresso rettangolare  con un arco fra lesene e un  grossoarchitrave. L’interno è a tre navate divise da grossi  pilastri scantonati e con travature scoperte, una delle tre iscrizioni ricorda come nella chiesa fossero state deposte ossa di alcuni martiri. Di notevole pregio la sua architettura che ne ha permesso un’ottima conservazione nel tempo.
Nuraghe Meurras
Verso la diga di Monte Pranu sorge questo complesso nuragico formato da un bastione e da quattro torri, da alcune capanne di pietra circolari e rettangolari. Restaurato di recente il nuraghe è visitabile anche attraverso visite guidate.


Villamassargia
Grotte di Corongiu Acca

Nelle grotte sono stati ritrovati reperti funerari e oggetti dell’attività quotidiana risalenti al  Neolitico antico (6.000- 4.000 a. C. circa), questi reperti dimostrano come queste grotte venivano usate come rifugio e luogo di sepoltura.
Castello di Gioiosa Guardia
Costruito nella prima metà 1.200, sulla cima del Monte Duomo, il complesso ha una pianta rettangolare, costruito da materiale di roccia vulcanica e comprendeva diversi ambienti. Tutta la costruzione era racchiusa da una cinta muraria e protetta da uno strapiombo, in posizione dominante, fungeva da guardia e da controllo. Di gran parte  del castello oggi rimangono solo i ruderi.

Carloforte
Museo Civico Casa del Duca    
Il museo si trova all’interno di un fortino costruito nel 1.738 e rappresenta la prima costruzione in muratura nel comune di Carloforte. Il museo comprende sei sale e un giardino. Ogni sala rappresenta una storia: la Sala della Tonnara, nella quale sono esposti gli attrezzi legati alla pesca; la Sala dei Galanzieri, dove sono esposti dei documenti storici sui battellieri e i principali attrezzi utilizzati durante la navigazione; la Sala dei Documenti, che contiene documenti storici della colonizzazione di San Pietro; la Sala  malacologia, comprendente una raccolta di conchiglie mediterranee; la Sala delle attività contadine con reperti e attrezzi tipici; infine la Sala Emanuelli che espone una collezione di quadri dell’artista.

Sant’Anna Arresi 
Nuraghe Arresi
Situato al centro del paese, su una piccola collina in posizione centrale tra la vecchia e la nuova chiesa di Sant’ Anna, il nuraghe è ancora in ottime condizioni, il nuraghe è costruito con blocchi di calcare dolomitico. L’ingresso è tra due torri ed è costituito da un grande architrave in granito e da un  corridoio dal quale si aprono le due nicchie, il corridoio porta al cortile e agli ingressi delle due torri. La principale alta circa sette metri, la torre secondaria è molto più piccola, intorno al nuraghe dove sono stati rinvenuti numerosi oggetti, sorgeva sicuramente un villaggio distrutto dalle seguenti edificazioni.
Villaggio nuragico di Coi Casu
Ubicato nella periferia del paese, scendendo verso la località di Porto Pino, il sito è suddiviso in due settori. Nel settore nord si trovano ancora i resti di un  piccolo nuraghe, costruito in blocchi di granito e scaglie di scisto, in parte distrutto  da scavi abusivi, la parte sud ha conservato meglio la sua struttura originaria, grazie anche alla fitta vegetazione che lo ha ricoperto e protetto. Nel  sito sono rinvenute alcuni oggetti e vasellame in terracotta e ceramica. I reperti trovati sono conservati nei musei archeologici di  Santadi e di Cagliari.

Buggerru
Galleria Henry
Scavata nel 1865, la miniera di Planu Sartu è ubicata sopra l’abitato di Buggerru, consentiva il trasporto dei minerali dalle fonti di produzione alle laverie, con l’utilizzo di una rete ferroviaria con una locomotiva a vapore, che presto sostituì il duro lavoro dei muli. La tecnologia usata era una dei massimi livelli per quel periodo e portò ad un gran sviluppo del paese  e la miniera al massimo della produttività. La visita consente di poter immaginare come avvenivano i trasporti ed il percorso regala suggestivi panorami mozzafiato a strapiombo sul mare.
Museo civico di Buggerru
Il museo è situato di fronte al porto, in un fabbricato destinato dalla fine dell’Ottocento ad officina. L’edificio apparteneva al complesso di strutture ed uffici della Società mineraria. Al suo interno sono ci sono ancora, nella loro posizione originaria, i macchinari dell’epoca. Inoltre è allestita una mostra permanente che racconta la storia di Buggerru e del suo territorio, con esposizione di  reperti archeologici, fossili, minerali, fotografie, oggetti della vita quotidiana, documenti, mappe, utensili ed altro. Sono stati ricostruiti anche lo spaccio della miniera, il vecchio cinema, con pezzi autentici.

Teulada
Palazzo baronale Sanjust

Il palazzo venne costruito intorno al 1700 dai Sant Just, i quali stabilirono la loro residenza a Teulada dando al paese un importante sviluppo. A loro si devono numerose opere tra le quali lo stesso palazzo, le scuole il cimitero, il ponte che unisce le sponde del paese ecc. Oggi il palazzo viene utilizzato come biblioteca, museo permanente della pietra e per numerose mostre artistiche e culturali.  
Nuraghe Sa Peldaia
Il nuraghe è situato in una zona panoramica e poggia su una montagna di granito. Ha una forma trapezoidale, la struttura del nuraghe è a corridoio, unica nel suo genere trapezoidale. Formato da massi di granito squadrati, ha una struttura gigantesca e complessa. Conserva ancora una porta di tipo egiziano, corrispondente all’ingresso principale, al suo interno si notano ancora due corridoi, uno porta verso sinistra, dove si conserva ancora una nicchia alta circa tre metri che porta alla terrazza. Quello di destra porta ad un’altra terrazza e ad una camera a tholos semidistrutta, che conduce ad un’uscita secondaria posteriore. Nei dintorni del nuraghe si notano alcune grotte naturali che forse venivano usate dagli stessi nuragici per ricovero o riparo, e lo scavo di una tomba a ciste in granito. Numerosi i resti di cocci di vasi  in terracotta ritrovati. Ai piedi del   monte Sa Caldaia sono stati ritrovati resti di  alcuni cocci grigi a forma di piatti, forse micenei.

Domus de Maria
Antica città di Bithia
Bithia era una delle più importanti città fenicio-puniche della Sardegna. La città punica e romana in seguito, è situata nella zona dello stagno. Per secoli rimase sommersa dal mare, nel 1.939 una grossa mareggiata riportò alla luce due edifici, un santuario e una necropoli risalente al IV secolo a. C. circa. Accanto all’altare fu rinvenuta una statua in arenaria del dio Bes, un’iscrizione votiva risalente al periodo dell’imperatore Marco Aurelio Antonino. Nella necropoli sono state ritrovate anche alcune stele e urne cinerarie. Dei resti dell’antica città oggi rimane ben poco. Nell’isolotto di Su Cardolinu, vicinissimo alla torre ci Bithia, si trovano i resti  del tophet fenicio, l’area era interessata da due templi, un grande altare, sulla punta dell’isolotto oggi  purtroppo rimangono solo  le tracce di un muro in pietra e le fondamenta dei due templi.

 

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