Tradizione e cultura
La Sardegna, grazie al suo isolamento naturale è riuscita a mantenere intatti certi costumi, a preservare nobili tradizioni e lasciare inalterati determinati aspetti della vita di tutti i giorni.
Le peculiarità si riscontrano nella cultura popolare, nel folklore e nelle celebrazioni, ricche di storia, leggende, miti e tradizioni. Le celebrazioni, che rispettano un calendario sacro e profano, sono numerose e diverse tra loro, molto sentite e presenti durante tutto l’arco dell’anno. Spesso nate dai cicli stagionali, legate all’agricoltura e alla pastorizia.
Sono un momento di ricongiungimento dove si rispecchia il culto dei valori familiari e il massimo senso dell’ospitalità.
Sono aspetti della realtà culturale sarda anche la musica, il canto, la poesia, il ballo, l’uso della lingua sarda e l’artigianato tradizionale.
La musica
E’un’espressione assai viva e viene manifestata soprattutto con forme ereditate dalla tradizione del passato che identificano il senso di appartenenza alla comunità locale detta "sa bidda".
La musica strumentale è caratterizzata dal suono delle launeddas, uno dei più antichi strumenti musicali a fiato, composto da tre canne palustri di diversa lunghezza: la più lunga denominata "su trumbu", la media "sa mancosa" e la più piccola "sa mancosedda"; da s’organittu, una piccola fisarmonica, da su solittu, uno strumento a fiato.
Il canto e la poesia
Nella parte meridionale dell’isola, si distingue principalmente la gara poetica campidanese chiamata "sa cantada", durante la quale i "Cantadoris", ossia i poeti, eseguono delle gare con improvvisazioni di poesie e canto con rime a "muttettu longu" e "versu". Il muttetu longu si esegue con l’accompagnamento di due voci gutturali, che vengono chiamate "basciu" e "contra". Le gare poetiche, si svolgono tradizionalmente in occasione di feste religiose dedicate ai santi patroni. La forma più caratteristica della cantada è quella a "fini serrau", durante la quale uno dei quattro poeti ha il compito di iniziare e condurre la cantata. Egli stabilisce un tema a sua scelta o seguendo le indicazioni di un comitato su qualsiasi argomento: storia, poesia, religione, attualità, che propone in forma criptata agli altri poeti e al pubblico. I Cantadoris cercano di decifrare i messaggi metaforici del poeta, attraverso domande e commenti coerenti al discorso, sino a fargli svelare il fine nascosto. Durante la cantada i poeti oltre ad inseguire, capire e discorrere il senso finale della cantata stessa, stabiliscono una controversia in relazione al tema principale, in modo libero ma rispettando determinati codici e meccanismi della tradizione poetica.
Il ballo
E’ sicuramente un momento integrante di feste religiose e sagre legate all’agricoltura e alla pastorizia. Quello più tipico é "su ballu tundu", dove dei ballerini, uomini e donne vestiti con il costume tradizionale, presi per mano e riuniti in un cerchio eseguono una sorta di girotondo che si scompone e si ricompone seguendo una determinata coreografia. Nel Campidano è molto diffuso "su ballu ‘sa stella", dove i ballerini si dispongono a forma di stella, e "su ballu de su cumbiru" dove l’uomo invita una fanciulla a ballare, la quale rifiuta. L’invito si ripete per diverse volte sino a quando la dama accetta l’invito. I due ballano un passo caratteristico campidanese accompagnati da tutto il gruppo che balla alle loro spalle.
La lingua sarda
Deve le sue origini al latino antico. E’frammentata in una serie di dialetti tutti diversi fra loro influenzati soprattutto dagli antichi conquistatori dell’isola. Alcuni paesi hanno conservato completamente questi dialetti, quali il catalano di Alghero e il tabarchino di Carloforte, mentre in altri paesi dell’isola si sono persi i vecchi dialetti e ciascuno parla la propria variante locale. Le lingue che ancora oggi conservano i tratti originali della lingua sarda sono il Logudorese e il Nuorese, mentre il Campidanese, anche se è la lingua più parlata nell’isola, è quello che ha subito maggiori influenze esterne, la parlata campidanese si avvicina molto alla dialettica di altri paesi meridionali.
L’artigianato tradizionale
L’artigianato sardo conserva caratteristiche dalle radici antiche che lo rendono unico ed inimitabile, con diversi particolari decorativi, spesso legati ad un aspetto sacro e profano. Tanti e diversi sono gli oggetti che caratterizzano l’artigianato del Sulcis Iglesiente, fra i quali: ceramiche, sughero, rame, gioielleria, intreccio, intaglio, ricamo, tessitura, costume sardo.
La ceramica
Di antichissime origini. La ceramica viene creata da un impasto d’argilla e altre sostanze, viene modellata da abili mani e solidificata mediante processi di cottura. Tanti e diversi sono gli oggetti che si producono, dagli utensili in terracotta di uso quotidiano, quali brocche per l’acqua dette "sa màriga", borracce dette "su fraskitu", tegami per la cottura detti "scivedda, tianu" e vasi per alimenti; agli oggetti che riproducono i migliori reperti archeologici ritrovati nel territorio, come anfore, coppe, mattonelle, vasi e piatti.
Il sughero
Il sughero è stato utilizzato fin dai tempi più remoti, soprattutto negli utensili ad uso domestico come la ciotola da bere detta "su gragalau" e il piatto per servire la carne detto "sa sippa".
Il sughero sardo è particolarmente apprezzato per la sua leggerezza ed elasticità che permette la lavorazione di altri oggetti fra i quali, cartoline, libri, borracce, tappi, maschere e vassoi, inoltre viene utilizzato come rivestimento di bottiglie e bicchieri.
Il rame
La lavorazione del rame si è evoluta nel tempo soprattutto in senso artistico. La più diffusa è la cesellatura cioè l’arte di imprimere su di una lamina metallica, figure o motivi decorativi in rilievo. Tra gli oggetti di antica lavorazione, spiccano "is craddaxus", grandi caldaie; "is turras", mestoli; "is cuppas", bracieri.
La gioielleria
L’arte gioielliera e la lavorazione dei preziosi, sembra risalire al periodo punico, con la confezione di amuleti incastonati di pietre. L’argento fa parte dei metalli più preziosi, da secoli contende l’oro e la filigrana. L’antica città di Iglesias (un tempo chiamata "Argentaria" per la notevole presenza di argento) è considerata la patria dei manufatti in argento e dispone di una produzione artigianale di notevole pregio artistico. La gioielleria popolare è inoltre impreziosita dal corallo rosso, presente in quantità abbondante lungo le coste dell’isola. Fra le tecniche di lavorazione, sia dell’oro che dell’argento, la più antica ed elegante è la filigrana.
La produzione artigianale si distingue per gli oggetti finemente lavorati a carattere religioso, ornamentale e ad uso pratico tra i quali, gioielli, brocche, piatti e fiori; riproduzioni di monete e bronzetti nuragici. Di particolare interesse è la creazione di statuine in ceramica e argento dei costumi sardi e la decorazione dei costumi tradizionali con bottoni, orecchini, pendagli, spille, anelli e collane.
L'intreccio
L’arte dell’intreccio è riscontrabile su tutto il territorio della Sardegna. Per la produzione dei manufatti vengono utilizzati diversi materiali quali: la palma nana, il giunco e le strisce di canna. I pezzi più diffusi sono: "su canisteddu" paniere largo e basso; "sa crobi" paniere a forma di tronco di cono; "sa parinedda" paniere piccolo con il bordo basso; "su scarteddu" cestino in canna con manico ad arco. I manufatti prodotti hanno una funzione decorativa e vengono anche utilizzati come contenitori per frutta e verdura.
Il ricamo
L’arte del ricamo rappresenta una delle espressioni più semplici e autentiche della cultura popolare isolana. Le ricamatrici sarde hanno diffuso questa cultura tramandandosi la preparazione dei corredi per le giovani spose e la realizzazione di complementi d’arredo per le abitazioni. La produzione di pizzi, centrini, tovaglie, tende, lenzuola e copriletto, corredi per neonato e abbigliamento in genere, viene eseguita con la tecnica a filet, ricamo e intaglio. |
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Il costume tradizionale 
L’antico modo di vestire nasce dall’identità degli abitanti di ciascun paese che conservano i propri costumi. Tanti e diversi si differenziano a seconda delle disponibilità economiche, dell’uso a cui erano destinati, e dall’età di chi gli indossava. Tutti i pezzi del costume sardo sono creati con estro e fantasia, adottando particolari tecniche di lavorazione come il punto "Punt’e Nù" e il "Punt’a Brodu" utilizzati particolarmente a Teulada e di chiara ispirazione spagnola, i quali impreziosiscono i polsini e i colletti dando al costume un’eleganza e una raffinatezza unica.
Talvolta adornati da filati di origine marina, quale il bisso. In Sardegna, oggi, solo alcuni abitanti del paese di S. Antioco continuano ad eseguire l’antica lavorazione di questo preziosissimo filato. |
Le manifestazioni più importanti:
Febbraio, Sa Sartiglia ad Oristano
La festa consiste in una gara ippica di abilità nel corso della quale dei cavalieri, con il volto coperto da particolari maschere, lanciati al galoppo di cavalli riccamente addobbati devono centrare con la spada una stella tenuta sospesa in aria da dei fili.
Dal numero delle stelle infilzate vengono tratti auspici per l’annata agraria. Tutta la manifestazione è regolata dall’attenta e accorta regia del "componitori" che è il rappresentante dell’antica corporazione delle arti e dei mestieri, dopo la vestizione di rito egli ha il compito di benedire la folla con il suo scettro, la "pipa de maiu", ossia un mazzo di viole. Infine percorre le vie del paese seguito dai cavalieri e da un corteo di persone vestite con l’abito tradizionale.
Marzo, Venerdì Santo ad Iglesias
Tipica manifestazione pasquale con la rievocazione della Passione di Cristo e con la partecipazione in costume dei rappresentanti delle pie confraternite locali. Di prima mattina si svolge la processione del Monte, nell’antico quartiere "Sa Costera", rivisitando le chiese e seguendo un itinerario che ricorda la salita di Gesù al calvario. La Madonna Addolorata accompagna il simulacro di Gesù che porta la croce sulle spalle, insieme ai "baballottis", bambini che indossano l’abito dei flagellanti, e portano anch’essi una piccola croce.
L’influsso della cultura spagnola si fa sentire soprattutto nella processione detta del "Descenso", che si svolge la sera dopo la deposizione del Cristo dalla croce e l’adagio del simulacro in "Sa Lettèra" (la lettiga) da parte dei germani del Santo Monte. Il corteo funebre si apre con la partecipazione di attori della Passione: il S.Giovanni e la Maddalena, rappresentati da due bambini vestiti con foggia orientale e accompagnati dagli obrieri del Descenso (i due germani responsabili della deposizione del crocifisso e dei dettagli organizzativi); da "Is Varonis" i nobili Giuseppe D’Arimatea e Nicodemo e da tutto il popolo. I componenti dell’arciconfraternita oltre a "Sa lettèra", portano anche due antichi stendardi in tessuto nero "Is Vexillas" con la raffigurazione dei personaggi e degli strumenti della Passione del Cristo.
Aprile, Sa die de sa Sardigna
Il 28 aprile si festeggia in tutta la Sardegna la "Festa nazionale del Popolo Sardo".
Riconosciuta il 14 settembre 1993, dal Consiglio Regionale, in ricordo dei moti del 1794, quando il popolo sardo riuscì a cacciare, con una rivolta nota come "I Vespri Sardi", i piemontesi dall’isola. I malcontenti di origini politiche e sociali, nacquero in seguito al coinvolgimento della Sardegna alla guerra di Francia. I sardi che erano riusciti ad allontanare i francesi dall’isola, si aspettavano una ricompensa da parte del governo piemontese e il riconoscimento dei diritti di cui essi avevano goduto per secoli con le leggi fondamentali del Regno di Sardegna, ma il governo ignorò le richieste del popolo. La popolazione manifestò tutta la sua disapprovazione, scatenò una rivoluzione e, unitasi, riuscì a cacciare i piemontesi dall’isola.
La manifestazione che si svolge in tutta la Sardegna rievoca con teatrini e spettacoli gli avvenimenti del periodo, ed è anche un momento in cui viene ricordato l’orgoglio dell’indipendenza dei sardi.
Maggio, Festa di S. Efisio a Cagliari
E’ un rito antico che si svolge la prima domenica di maggio in onore di Sant’Efisio protettore della città e in ricordo del voto fatto, nel 1656 dagli abitanti, per la liberazione della città dalla peste. La celebrazione inizia con la messa nella chiesa di Stampace, subito dopo la tradizionale processione del Santo per le vie principali della città, viene aperta dai Carabinieri a cavallo e seguita da migliaia di persone provenienti da tutta l’isola. Dai vari gruppi folk che indossano il costume tradizionale del loro paese, dai cavalieri campidanesi e dai miliziani a cavallo, che rappresentano i quartieri cagliaritani di Stampace, Marina e Villanova; inoltre accompagnano la pittoresca sfilata i tradizionali carri addobbati trainati da buoi, "is traccas".
La processione termina in Viale la Plaja, anche se per i fedeli il rito continua nella località di Giorgino dove vengono fatte indossare al Santo delle vesti più semplici, il percorso prosegue per la città di Sarroch dove il Santo trascorre la notte nella chiesa di Santa Vittoria. Raggiunta la località di Nora, luogo dove Sant’ Efisio subì il martirio, la statua viene portata a spalla lungo la spiaggia.
Il Santo viene riportato a Cagliari dopo quattro giorni.
Giugno, Giro Tonno a Carloforte
Manifestazione internazionale ed enogastronomica. E’caratterizzata dalla degustazione del tonno preparato sapientemente dai ristoratori locali seguendo le tipiche ricette Carlofortine. I riferimenti storici della tonnara di Carloforte, nell’Isola Piana, risalgono alla seconda metà del 1600. La pittoresca mattanza dei tonni avviene in un tratto di costa tra la punta più a nord dell’isola di S. Pietro e una particolare formazione di gesso, in tre blocchi, che caratterizza la falesia nord dell’isola, le cosiddette "Tacche Bianche". I tonni, in particolare la pregiatissima specie "Tunnus Tynnus" (il tonno di corsa), arrivano nell’isola, attraverso il mar mediterraneo dallo stretto di Gibilterra utilizzando una forte corrente atlantica, dove vengono catturati, issati sui vascelli, che si dispongono sui quattro lati della camera della morte formata da reti, in seguito portati negli stabilimenti delle tonnare di Carloforte e Portoscuso, che da secoli con sapienza e arte trasformano la pregiata materia prima in rinomate prelibatezze. |
Agosto, Matrimonio Mauritano a Santadi
E’il più antico rito religioso per eccellenza che segue le tradizioni rurali del Sulcis Iglesiente.
Dal 1968 la celebrazione si svolge la prima domenica di agosto secondo i canoni della Chiesa Cattolica. La giornata inizia con la vestizione dello sposo, in seguito egli viene accompagnato dai familiari presso l’abitazione della sposa, in cui è avvenuta la vestizione di quest’ultima, entrambi indossano il costume tradizionale del paese. Gli sposi vengono accompagnati separatamente al corteo nuziale dalle "traccas" (carri trainati dai buoi) addobbati con gli arazzi più belli, spighe di grano, tralci di mirto, fiori e tappeti. La celebrazione del matrimonio avviene in piazza di fronte all’intero paese, ai gruppi folckloristici, ai cavalieri e ai suonatori di launeddass, provenienti da diverse parti dell’isola che si rendono testimoni della promessa nuziale.
La cerimonia termina con un rito pagano ancora in uso nella tradizione isolana, una benedizione particolare che viene impartita agli sposi da parte delle rispettive madri, attraverso il rito dell’acqua, dove viene fatto bere un sorso d’acqua (simbolo di vita) agli sposi; e il rito de "sa gratzia", durante la quale vengono cosparsi prima gli sposi e poi i parenti di un miscuglio di chicchi di grano, petali di rose, granelli di sale e monetine, come augurio simbolico rispettivamente di abbondanza, felicità, saggezza e ricchezza; infine si rompe il piatto che ha contenuto sa gratzia con gesto quasi scaramantico, per augurare lunga vita e felicita agli sposi. In seguito vengono lasciati liberi di festeggiare con parenti e amici.
La sera gli sposi tornano in piazza, la serata si conclude con balli e canti da parte dei gruppi folckloristici, durante la quale vengono offerti al pubblico alcuni prodotti tipici quali, pane, dolci e vino.
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